mercoledì 26 agosto 2015

Lungo i sentieri della Selva di Circe

La Foresta Demaniale del Parco del Circeo è quanto di più vicino è rimasto allo stato originale di quello che un tempo erano gli 11.000 ettari di paesaggio palustre della Selva di Terracina.
 Partendo da Cerasella (ingresso al parco lungo la SS 148 Pontina, in prossimità della Migliara 51), è possibile ammirare le famose "piscine", le zone umide risparmiate alla bonifica e che oggi rappresentano un'importante riserva naturale che si estende per 3.300 ettari: la Piscina della Verdesca che è la più accessibile, la Piscina della Gattuccia e Piscina della Bagnature che invece rappresentano le Riserve Integrali che si trovano nelle aree più interne. 



Acquerello e grafite su  sketchbook, 2015
Acquerello e grafite su sketchbook, 2015



Rocca Massima ore 23.00. Agosto 2015

Rocca Massima a 735m s.l.m. rappresenta il più alto e l'ultimo paese a nord della provincia di Latina, alla quale fu accorpato nel 1932.
Da qui si può godere di una vista panoramica di quasi 360 gradi che abbraccia l'intera pianura, da mozzare il fiato.
Proprio dietro la Chiesa del Carmine, sorge l'impianto Flying in the sky, il volo dell'angelo più lungo del mondo.
Di seguito uno schizzo a carboncino sul mio taccuino della chiesetta con uno scorcio del panorama. 


lunedì 10 agosto 2015

Torre Astura

Torre Astura segna il confine tra la provincia di Roma e quella di Latina, rimase immersa dalla foresta palustre finchè non vi fu la bonifica. Dagli scritti di Gregorovius risalenti alla metà del 1800, si evince che a Nettuno finivano le tracce di civiltà umana, alle spalle della duna costiera cominciava il deserto pontino fino a Terracina. 
Questo luogo ha stuzzicato l'immaginario di molti letterati e viaggiatori, ancora oggi il suo fascino l'ha reso protagonista nelle scenografie di diverse produzioni cinematografiche.
Per arrivare a Torre Astura bisogna percorrere un bel tratto di spiaggia a piedi, un paio di chilometri circa. Tutta la zona si trova all'interno del Poligono militare di Nettuno che comprende 8 chilometri di costa tirrenica e macchia mediterranea utilizzata per le esercitazioni ( e non farò commenti a riguardo anche se ci sarebbe molto da dire...). 
Siamo arrivati sul posto di presto mattino, questo mi ha permesso di fare un paio di studi dal vero del paesaggio sul mio taccuino. Oggi ho sentito la necessità di dedicare a questo luogo un altro studio ad acquerello, senza fretta, qualcosa che potesse ricordarmi meglio le sensazioni provate.


domenica 2 agosto 2015

Passo Cento Croci - in viaggio lungo la Transappenninica emiliano-ligure




Questo luogo ha una storia  avvincente. Ci troviamo a quota 1055 metri s.l.m., in parallelo c'è il Passo del Bocco, al valico che separa la Val di Vara dall'Emilia e che si affaccia sul Monte Gottero. Questo posto, nel Medioevo, prese il nome di "Centocrucis", ed è lo scenario di antiche storie e credenze popolari. Il Passo Cento Croci era un importante valico lungo la tratta appenninica, specie per i commercianti.
Si narra che una notte infuriava una forte tempesta e un mercante diretto in Liguria si fermò all'ostello di San Michel. Questi, invece di essere accolto dai frati che ben conosceva, fu aggredito da alcuni briganti spacciatisi per frati e venne derubato e accoltellato. Quella stessa notte alcuni contadini vennero destati dall'abbaiare del loro cane: quando uscirono di casa per controllare cosa stesse succedendo, sentirono un lugubre lamento nell'aria. I contadini distavano poco lontano dall'ostello. Il cane, appena libero, prese a correre finché non raggiunse l'orlo di un pozzo dal quale proveniva quel suono. I contadini si avvicinarono al pozzo vicino l'ostello e quello che illuminarono con le loro lanterne fu uno spettacolo raccapricciante: un mucchio di morti ammazzati sul quale giaceva anche il corpo del mercante in agonia. I cadaveri erano 100, probabilmente tutti ospiti di passaggio per l'ostello. Tra questi furono riconosciuti anche i frati, uccisi da quella che doveva essere una banda di briganti della zona. La storia vuole che i malviventi furono presi e linciati dai contadini, ma la leggenda narra che furono inceneriti da un fulmine.
Nel 2013, l'anno in cui ho scattato le foto che seguono, il Passo si presentava così: non è che poi abbia perso quel nonsochè di lugubre che da sempre lo contraddistingue.




Meravigliosa invece è la vista sulla vallata che si affaccia sul Monte Gottero....almeno quella!









Berceto - in viaggio lungo la Transappenninica Tosco - Emiliana




Berceto fu una tappa significativa per i pellegrini della via Francigena che transitavano nel parmense. Era l'ultima mansio prima del Passo della Cisa. La chiesa, oggi Duomo, fu dedicata al Santo Vescovo di Remes, morto a Berceto nel 730, ma risale al 712 e costruita per volontà di Liutprando. E' una delle tante strutture volute dai sovrani longobardi lungo la Romea per consolidare il proprio controllo, contrapponendosi alle vie alternative che dirigevano verso sud e governate dai Bizantini. 
   Il Duomo di Berceto stupisce per la sua particolare bellezza, ma è anche un luogo di mistero legato anche la vicenda del Santo Graal. All'interno della chiesa c'è anche un piccolo, ma bellissimo, museo nel quale sono custodite diverse importanti reliquie, tra cui un calice di vetro rinvenuto nella tomba di un monaco francese proveniente da Remes. Nella lunetta sopra il portale del Duomo. è rappresentato un fanciullo che raccoglie il sangue di Gesù in un'anfora. 

                    



Da Berceto, proseguendo a piedi la strada in salita si arriva fino al sentiero che conduce verso una vasta pineta. Lungo la strada, immersa nella boscaglia, c'è un'antica chiesa, ma non vi è possibilità di accedervi. 







sabato 1 agosto 2015

Valmozzola - in viaggio lungo la Transappenninica Tosco-Ligure-Emiliano


 Diario di Viaggio, aprile 2013 (provincia di Parma)

Ci troviamo in Valmozzola, più precisamente località Matogna, frazione di San Martino di Valmozzola nella provincia di Parma. Questi luoghi sono legati all'antica storia del feudo degli Obertenghi, una delle più grandi dinastie risalenti al medioevo e dalle quali derivano le grandi famiglie degli Estense, Malaspina e Pallavicino. Questa era una zona di collegamento con la Via degli Abati, la variante appenninica della Via Francigena che porta da Bobbio a Pontremoli, attraversando l' Appennino tosco-emiliano lungo un tratto di 190 km.


Siamo ospiti a  Palazzo Filagni, un'antica "casa-forte" ascrivibile al XIII secolo. Nel cortile c'è una quercia secolare meravigliosa, grande a tal punto che, per quanto mi sforzi, sembra impossibile far sì che possa entrare in un foglio.

E' la seconda volta che vengo in questa zona dell'Appennino, in questa terra di confine che sembra trovarsi proprio in mezzo tra un tempo presente ed uno passato. Dal cortile di Palazzo Filagni si può vedere l'antico Borgo di Casacca che sembra controllare dall'alto tutta la Valle del Taro, proprio come un tempo adempiva alla sua funzione di "scudo". 

Dallo stesso punto, spostando lo sguardo un po' più in alto, seguendo la valle sulla sinistra, è possibile scorgere anche Lozzola di Berceto.   


martedì 28 luglio 2015

Il Bosco Sacro di Bomarzo - 48th Sketchcrawl

Quella di Bomarzo è una storia che profuma di antichi misteri, di magia di principi, di dame e paladini, ma soprattutto di amore...di amore per l'arte, per la terra, per una donna: Giulia Farnese. E' a lei che è stato dedicato questo parco. Dopo la sua morte, nel 1560, il Principe Orsini, suo marito, passò 25 anni studiando per la costruzione della sua "Villa delle Meraviglie". La progettazione e la realizzazione del Parco fu affidata all'architetto Pirro Ligorio, ma molti artisti del tempo furono ispirati da cotanta bellezza, come l'Annibal Caro, il Bitussi e il Cardinale Modruzzo, al punto che per esprimere la loro meraviglia vollero lasciare sul posto incisioni di epigrafi e versi.
"Sol per sfogare il core", questa è la ragione per la quale il Principe Orsini intraprese la costruzione del Parco, un labirinto di simboli alchemici e statue mitologiche gigantesche, dove "dame e paladini potessero andare in cerca dei loro desideri, vagando fino a smarrirsi.
Quando nel '585 il Principe Orsini morì, il parco cadde nell'oblio per un lungo periodo, finchè nel 1954 fu acquistato dalla famiglia Bettini che lo riportò alla luce restituendolo alla bellezza alla quale da sempre era stato destinato. Quando ho varcato la soglia dell'arco al suo ingresso ho pensato: questo è un luogo magico! Ho pertanto iniziato il mio taccuino trascrivendo gli stessi versi scelti da un poeta del 1500, attualmente ancora visibili tra le iscrizioni all'interno del Parco:

Voi che pel mondo gite errando vaghi
di veder meraviglie alte et stupende venite qua,
dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi,
ove tutto vi parla d’amore e d’arte.


Di seguito alcune pagine tratte dal mio taccuino: 

Gruppo Echidna, Furia e dei Leoni: schizzo di Echidna e profilo testa di leone. 

Gruppo Echidna, Furia e dei Leoni: schizzo di Furia alata con i leoni. 

Il Tempio del Vignola, prospettiva disegnata dal Piazzale delle Pigne

Mi piacerebbe avere il tempo di finire con calma questo taccuino iniziato nel 2011 e lasciato in sospeso. Sono passati quattro anni e ritornare mi ha fatto venire voglia di continuare il mio lavoro di studio e disegno su questo meraviglioso parco.