Piove a settembre - Racconto breve 2014

Colonna sonora consigliata per la lettura: 

The Clientele (I Can't Seem To)Make You Mine



Sembrerebbe una mattina come tutte le altre, lo stesso rumore di finestre che si aprono, lo stesso strusciar via dalle lenzuola. Ti strofini gli occhi e ti accorgi di sentirti ancora per metà intrappolato in quell’ultimo sogno. Il primo piede a toccare terra è quello sinistro e ti chiedi, sarà quello giusto?
Le gambe ancora intorpidite ti portano fuori dalla camera da letto, un passo dietro l’altro. Senza quasi accorgertene ti trovi in cucina a cercare la caffettiera tra i piatti sporchi della sera prima. Prepari il tutto con estrema cura perché sai che la tua giornata potrebbe dipendere da quell'unico momento. Il profumo del caffè gorgogliante che inizia ad uscire ti risveglia... che peccato! Proprio quando ti eri illuso di aver ripreso il filo di quel bellissimo sogno!
Porti la tazzina alla bocca e, prima che il calore arrivi alle labbra, senti al naso quell'accogliente profumo che ti richiama al mondo e ti ricorda che, quello che stai assaporando, sarà forse l’unica cosa della tua giornata che avrà di sicuro un buon sapore. Sorseggi il tuo caffè e, non te lo spieghi, ma ad un tratto hai la strana sensazione che sia diverso. Eppure è lo stesso caffè, è la stessa tazzina, la stessa caffettiera... hai fatto le stesse cose di sempre e, fino ad un minuto prima, avevi la certezza che fosse una mattina come tutte le altre. Abbandoni la tazzina sul tavolo, qualcosa ti lascia perplesso e non sai spiegarti cosa. Decidi di non voler avere più a che fare con la notte appena trascorsa e a quel punto non ti resta che affidare all'acqua il compito di lavar via tutto.


L’acqua è tiepida e scivola via dal viso come la carezza di una mano conosciuta. Ti fermi a guardare la tua faccia bagnata riflessa allo specchio: è la tua faccia, ma non ti convince. E’ come guardarsi dal di fuori, è come se in quel riflesso non ci fossi più tu, ma solo un quadro speculare che ti attrae e ti somiglia. La mano si avvicina al suo doppio, la tocca e sul palmo puoi sentirne la superficie fredda. A quel punto ti chiedi se dall'altra parte dello specchio, o magari altrove,  c’è qualcun altro che, come te, si sta ponendo le stesse domande, immaginando di sfiorare una mano che non è la sua o di entrare in uno sguardo sconosciuto per stupirsi di riconoscerlo a tratti famigliare. Esiste nel mondo  quel qualcuno? L’immagine di un duo speculare e perfetto, un riflesso semplice e chiaro che si fonda al punto da sembrare un UNO perfetto e armonico... 
Mentre sei ancora preso da questo pensiero, inizi a sentire l’esigenza di uscire fuori, di fare qualsiasi cosa, purché ti distolga da quel vuoto che ti esplode dentro. Sei solo e il silenzio diventa ad un tratto ostile. Corri ad aprire la finestra, hai bisogno di un po’ d’aria.
Fuori piove.

Settembre è un mese strano, sai che l’estate è finita, ma non si può ancora dire che sia finita del tutto. La pioggia arriva a settembre come se non vedesse l’ora, ma porta con sé l’incertezza di chi teme il ritorno del sole. Settembre fa venir voglia di avvolgere il tuo corpo in un largo maglione e uscir fuori a comprare matite, penne, un diario su cui scrivere e un libro nuovo da leggere. E’ a settembre che può capitare di svegliarti con l’impressione che sia una mattina come tante altre e con il dubbio che niente è più uguale al giorno prima.
Infili i jeans e perdi qualche minuto per decidere cosa indossare sopra. Dopo aver provato un paio di cambi, rimetti la maglietta del giorno prima e sfili dall'armadio la felpa con la tua sciarpa preferita.

Scendi le scale e inizi a sentire l’odore dell’asfalto bagnato arrivare dalla strada che, lentamente, inizia a riempirsi di sagome sconosciute.
Passano accanto le une alle altre, senza prestarsi attenzione. L’ombrello non sempre riesce a coprirti del tutto dalle raffiche di pioggia, di tanto in tanto qualche goccia riesce ad insinuarsi ben oltre lo strato degli abiti che dovrebbero tenerti al riparo. Non puoi far altro che stringerti a te e continuare a camminare sulla strada che percorri ogni giorno. Il fragore delle macchine, il rombo dei motori, le marmitte che sbuffano fumo, tutte le voci che si alternano e si fondono insieme in quel fruscio di sottofondo, affogano i pensieri che martellanti cercano di trovare ordine nella tua testa. Dal silenzio mattutino appena disturbato dalle prime luci dell’alba, ti ritrovi catapultato nel frastuono urbano che reclama attenzione e con arroganza si impone sul tuo desiderio di rimanere, ancora per un po’, sospeso a metà. Sei sull’orlo del marciapiede, il semaforo pedonale è rosso, preghi  perché nessun’auto passi tanto forte quanto basti a regalarti un bagno indesiderato di sudiciume misto a pioggia. Per terra è uno specchio d’acqua. 


Sei fermo e osservi distratto quello che ti passa affianco.  Poi tutto accade d'improvviso, una strana sensazione alla bocca dello stomaco ti coglie di sorpresa. Qualcuno dice che è la stessa sensazione che si prova quando si è innamorati, o quando si è sulle montagne russe, una specie di vertigine. Ma non riesci a capire, perché ora? Ti volti bramando un indizio... e la vedi... l’unica sagoma  nitida che ad un tratto distingui tra le altre.
Avverti ancora quella strana sensazione, come se il tuo corpo stesse per affrontare un salto nel vuoto.  Intorno tutto diventa sfocato, i vostri occhi si incontrano e la pioggia batte più forte sull'asfaltoIl tuo cuore ha un sussulto. La osservi scivolare tra la folla. Il suo profilo viene inghiottito e tu non riesci più a raggiungerlo con il tuo sguardo. Sei rimasto immobile, non sei riuscito a muoverti, tutti i muscoli paralizzati in quell'istanteSolo la tua mano si alza come per afferrare il vuoto mentre lei scompare.  

Alla radio passano sempre la stessa canzone... parla di un giardino silenzioso, di quanto ci si può sentire soli in mezzo alla folla e di come la folla sia capace di portarci via l'amore, strappandocelo al ritmo dei passi sotto la pioggia. La pioggia portò la notte e la notte portò la pioggia.


Così canta la canzone ed è così che può accadere delle volte...un giorno, di settembre.










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