In questi giorni sulla mia scrivania...

Continuo a lavorare alle tavole sull'Appennino tosco-emiliano-ligure. Qualche giorno fa mi sono ricordata di un piccolo uccellino che aveva nidificato sull'albero che si alzava proprio davanti alla finestra della nostra camera da letto a Pontestrambo. Il suo cinguettio mi faceva compagnia, specie il pomeriggio, quando lavoravo alla mia scrivania. Dopo tutti questi anni, ora so che il mio piccolo amico era un Codibugnolo. Ne ho realizzato due versioni, ma sono ancora incerta su quale tra le due finirà per essere pubblicata.
Questa sera invece mi sono imbattuta tra gli appunti scritti a Strepeto, tra marzo e aprile del 2005, durante i miei primi viaggi in Appennino. In quei giorni ero ospite di amici, la loro casa era costruita proprio ai confini del bosco, in verità era ai confini un po' di tutto, e si godeva di un bellissimo panorama che affacciava sul Monte Penna. Volevo dipingere la montagna, la rupe, le nebbie intorno, l’imperscrutabile cima e l’inafferrabile profilo che, immobile, si sdraiava subito sotto il cielo, proprio davanti ai miei occhi. Non ci sono riuscita. Ho capito che mi era impossibile: non si può. Allora ho deciso che sarebbe stato più veritiero raccontare quella grandezza filtrandola attraverso la piccolezza della mia esperienza, come un ricordo, disegnato con semplicità, come un pensiero scritto su un foglio per non dimenticare. Mi sono avvicinata alla rappresentazione della montagna con riserbo e rispettosa distanza. Il mio segno è una preghiera recitata sottovoce. Una domanda però risuona ancora nella testa: se siamo davvero parte di questo Tutto, riuscendo ad accogliere e pian piano a comprendere la nostra finitezza in quanto uomini, non saremo forse anche riusciti a comprendere parte di quell’Infinito?  



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