Diveniamo ciò che amiamo... Circe, Sibilla, Glauco, il giardino di Bomarzo e i miei pensieri alle 04:06 del mattino

L'amore trasforma, si diventa ciò che si ama....e si rischia di divenire abominevoli, come ciò verso cui indirizziamo il nostro amore (Osea, Libro del Vecchio Testamento).

Ogni volta che osservo all'orizzonte il Promontorio di Circe bagnato dal mare, non posso fare a meno di tornare con i miei pensieri a quella maga incantatrice che era solita trasformare gli uomini in bestie o schiavi, alla mercé dei suoi volubili desideri. La stessa ninfa che trasformò la bella Scilla in un mostro marino per poter ottenere le attenzioni del giovane Glauco, sedotto e infine abbandonato anche lui al suo destino.

Studio grafite e acquerello su carta. Sibilla e Glauco. 2021



Il triste destino dei due giovani amanti, caduti nella trappola tessuta dalla maga Circe, è ricordata anche all'interno del Sacro Bosco di Bomarzo: ce la racconta Proteo,  posto proprio all'inizio del cammino. Ora...chi mi conosce, sa che ho una sorta di ossessione per questo luogo e, ogni volta che ne ho occasione, non manco di tornarci e di disegnare quelle gigantesche sculture di basalto, con le loro bocche voraci, i profili severi, i messaggi sibillini scolpiti nella pietra e il fascino di un luogo quasi mistico che ancora oggi incuriosisce appassionati e studiosi di tutto il mondo.

Ritornando all'amore...
In molti citano i riferimenti alchemici all'interno del boschetto, come amava definirlo lo stesso Orsini. Ho letto dei collegamenti con l'Orlando Furioso, con gli scritti di Giulio Camillo o con il "Sogno di Polifilo" di Francesco Colonna. Tuttavia, pur trovando questi punti di vista molto affascinanti, resto insoddisfatta da questa lettura e preferisco osservare le cose da un altro punto di vista.
Sono convinta che la mente curiosa di Vicino Orsini, i suoi studi ecclettici in linea con le mode del tempo, lo abbiano influenzato certamente, ma sono le sue ardenti passioni il vero motore, il filo conduttore di tutto il parco, l'amore soprattutto: quello per i piaceri della vita, per la conoscenza, per l'arte, per le donne, quello per la moglie, Giulia Farnese, in modo privilegiato.


La mia è una visione romantica, me ne rendo conto, ma se penso a Scilla e Glauco, resi mostri per via del loro amore, e ritorno al concetto della trasformazione per mano dell'amore, allora tutto ha un senso.
L'amore può essere mostruoso, può dilaniare, ci destabilizza, ci fa perdere l'equilibrio, deforma la percezione della realtà, ci fa sentire piccoli e smarriti, sembra delle volte insormontabile, inghiotte e al contempo ci nutre. L'amore è illusorio, tentatore, ci mette davanti a noi stessi e infine... trasforma, plasma, nel migliore dei casi nobilita, ma può anche renderci mostri: prendiamo la forma di ciò che amiamo. L'amore è il tempio al quale pregare per la resurrezione dei nostri peccati, è il giardino nel quale ci si può smarrire e perdere se stessi.

Una pagina del mio taccuino. Ho realizzato questo disegno nel 2011, quando ho visto il Parco per la prima volta. A destra ho rappresentato Proteo/Glauco, una tra le prime statue che si incontra entrando.


 

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